Settima tappa: Alta

Settima tappa: Alta

Blog, Blog Nordkapp, Post Format

Siamo atterrati ad Alta.

Il viaggio è stato surreale, di notte, con le luci dell’aurora boreale che si riflettevano nel cielo. È raro vederla a settembre, spero sia di buon auspicio. Nonostante il rumore delle lamiere del piccolo Lancair, sembrava di fluttuare in un oceano nero, interrotto solo dal chiarore intermittente delle stelle. L’atmosfera era surreale ma del resto anche Torbjørn, il pilota, sembrava uscito da un thriller anni ’80. Occhi azzurrissimi e freddi, faccia segnata dalle intemperie, non ha parlato per tutto il viaggio lasciandomi immerso nei miei pensieri. Sotto di noi, fiordi e foreste immerse nel buio e coperte dalla neve che ha iniziato a cadere.
Ad attendermi a fine della pista, ecco la mia nuova moto: mi sembra già di sentire il rumore del motore sulla strada che mi separa dalle ultime mie due tappe. Avskjed, così si chiama il mio contatto, è un uomo strano, taciturno ma con uno sguardo vigile, come se esaminasse ogni mio gesto o parola. Non so definire la sensazione che provo in sua compagnia. Mi ha guidato fino a una piccola casa dove sto cercando di riposare prima di rimettermi in viaggio ma non riesco, il sonno, nonostante la stanchezza, mi ha completamente abbandonato. Ho raccontato al mio ospite il viaggio, la meta che voglio raggiungere e la reazione è stata inattesa: si è subito adombrato, osservandomi con un misto di terrore e preoccupazione.
“Lì non è per tutti”, mi ha detto, “non è per chi non è pronto”.
Ho risposto di essere pronto, del resto ho tutti gli strumenti per affrontare gli ultimi chilometri che mi separano da Capo Nord e le condizioni climatiche non mi sembravano così inaffrontabili.
Avskjed ha scosso la testa, mi si è seduto di fronte e mi ha guardato dritto negli occhi, parlando in un inglese stentato ma fin troppo chiaro: “non è un problema di equipaggiamento, tu sei pronto ad affrontare il tuo limite ultimo? A Capo Nord non finisce solo la terra ferma, non ci sono solo ghiaccio, neve e acqua”.
“Troverai ad aspettarti il monaco”, ha continuato, “qualcuno che già ti cammina accanto da molto tempo, guardati da lui”.
Guardati da lui. Ma da chi? Chi è il monaco? Adesso sono steso sul letto a guardare il soffitto, con i brividi che mi scorrono lungo la schiena. Sono quasi tentato di chiamare Aurelio, sperando che sia uno scherzo di cattivo gusto ma so già che sarebbe inutile, non è uno scherzo, me lo sento. Mi ha preso una certa inquietudine, come se questo viaggio si stesse avviando verso un punto di non ritorno che si spinge più in là di dove mi sarei mai immaginato. Ma sono arrivato fin qui, non posso tornare indietro ora. Non voglio tornare indietro ora.


#Pivert #Nordkapp

Leave Your Comment

Iscriviti alla newsletter e potrai usufruire
del 10% sconto