Ottava tappa: Honningsvag

Ottava tappa: Honningsvag

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Il viaggio per Honningsvåg mi è sembrato infinito. Non per la neve mista a pioggia né per la distanza, relativamente breve, no. Ho passato tutto il tempo a pensare alle parole di Avskjed: me li sento ancora addosso i suoi occhi e il modo, quasi compassionevole, con cui mi ha salutato al momento della partenza, come a salutare qualcuno che si avvia ad un viaggio senza ritorno.
Il monaco, “guardati da lui”. Le parole mi hanno risuonato in testa per tutto il percorso, con un ritmo martellante e ossessivo. Ho provato a ripercorrere tutte le fasi della mia vita per capire, per cercare di dare un volto a questa figura ma senza successo. Eppure… eppure a quanto pare mi cammina accanto da molto tempo.
Ripenso alle motivazioni di questo viaggio, mentre intorno a me scorre ormai un panorama bianco, quasi irreale. Ripenso al momento in cui mi sono messo in sella alla moto, al calore del sole davanti al Colosseo che è svanito man mano, fino al freddo quasi glaciale della terra che sto attraversando ora. Dai colori di Roma al bianco delle rive del Mar Glaciale Artico.
Quasi una discesa all’inferno.
Ed è effettivamente così che me lo immagino: dantesco, un mare di ghiaccio. Il mio personale Cocito da affrontare per poi “riveder le stelle”. E se fosse proprio questo il motivo del mio viaggio? E se il Monaco fosse…? No, non può essere. Non può essere. E se lo fosse?
Rabbrividisco e non riesco a scacciare questo pensiero che mi rimbalza nella testa da ore. Mi manca il respiro. Sarò pronto?

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