Pivert sul tetto del Nord America con Riccardo Bergamini

Pivert sul tetto del Nord America con Riccardo Bergamini

Blog, Post Format

Una nuova avventura per Pivert che dopo le arti marziali e la pallanuoto entra anche nel mondo dell’alpinismo. Siamo lieti di essere partner di Riccardo Bergamini nella sua prossima spedizione in Alaska.
Riccardo, 43 anni di Lucca, è un affermato alpinista italiano tra le cui imprese annovera diverse scalate oltre i 7-8000 mila metri senza l’uso delle bombole d’ossigeno tra Nepal, Kirghizistan e Tibet, oltre ad altre importanti vette in Perù e Cina.
Sabato prossimo, 8 giugno, Bergamini partirà per una nuova avventura destinazione Alaska per raggiungere la vetta del monte Denali, 6194 metri, la più alta e fredda dell’intero Nord America.

Riccardo, dopo tanto Nepal e Tibet quest’anno esordirai in Nord America, come mai hai scelto il Denali?

Perché l’Alaska è da sempre una terra che mi affascina e mi ispira avventura. La sua montagna più alta, il Denali di 6194 metri, è molto ambita dal mondo alpinistico perché facente parte delle “Seven Summit” cioè una delle sette montagne più alte di ogni continente. È una montagna dura da raggiungere per la sua posizione geografica e climatica. Elementi essenziali per chi ama sfidare se stesso.

Sarai sotto i 7000 ma questa vetta rappresenta comunque diverse criticità…

Le temperature polari e l’avvicinamento in piena autonomia, trasportando tutto il materiale (circa 60kg) su una slitta trascinata a spalla, saranno le prime criticità. Ci vorranno 5/6 giorni di avanzamento sul ghiacciaio per salire alla quota di circa 4400 metri, per il vero attacco alla vetta.
Ogni sera ci monteremo una piccola tendina dove passeremo le notti e ci cucineremo la cena. Saremo in due, con me un amico alpinista di Courmayeur alla sua prima esperienza di questo tipo.
Dobbiamo sperare di non subire troppe abbondanti nevicate e il forte vento.
Questo rallenterebbe sicuramente la salita

Oltre alla specifica impresa sportiva ogni spedizione è anche un’avventura alla scoperta di mondi diversi e lontani dal nostro…

Forse è la parte più affascinante delle spedizioni alpinistiche, perché conoscere nuovi popoli e loro usanze è certamente un arricchimento. Ed è anche un’occasione per far scoprire ed essere fieri dei nostri costumi e tradizioni, troppo bistrattate in questo periodo storico.

Per affrontare questo genere di spedizioni serve un anno di allenamento, però come sempre accade nello sport si può vincere come perdere. Raccontaci un successo e un insuccesso che hanno particolarmente segnato la tua vita e la tua carriera.

Come successo posso pensare alla salita del mio primo 8000 metri. Ero in Tibet e salii insieme ad un amico di Cuneo (deceduto sotto una valanga alcuni mesi dopo sulle Alpi) il monte Cho Oyu, alto 8201 metri.
Si decise di salire nonostante le previsioni meteorologiche avverse. La nostra tenacia vinse e raggiungemmo la vetta direttamente da 7000 metri. In vetta ci sorprese una bella nevicata. Per quella ascesa, solo negli ultimi tre giorni, persi 13 kg. Ovviamente salimmo senza bombole d’ossigeno, con un solo termos in due e una barretta di cioccolata a testa.
L’insuccesso invece che mi ha lasciato tanta rabbia avvenne nel 2011, quando durante la salita del monte Ama Dablam in Nepal, alto 6858 metri, mi rubarono tutto il materiale dentro la mia tenda al campo 1. Per quel furto fui costretto a tornarmene al campo base e terminare l’ascesa.

Quali sono le maggiori difficoltà durante scalate del genere?

L’altitudine, il clima e le privazioni più elementari. Una grande difficoltà può essere anche la mancanza dei propri familiari che si fa molto sentire quando si frequentano ambienti estremi.
Credo che il successo di queste ascese sia prevalentemente merito della forza di sacrificio e volontà. Oltre che al coraggio, forza e sana follia.

Pivert celebra il sacrificio, il coraggio e la tenacia per il raggiungimento dei propri obiettivi, nello sport come nel lavoro e nella vita in generale. Ti riconosci in questa filosofia?

Non solo mi riconosco in questo obiettivi ma li faccio miei. Il marchio Pivert sta dimostrando in questi anni, che pur lavorando in un mercato globale senza regole, un marchio italiano prodotto in Italia da imprenditori italiani è una sfida che va affrontata e che si può vincere.

Progetti futuri?

In ottobre tornerò in Nepal per salire una montagna alle pendici dell’Everest, portando in vetta un po’ di solidarietà ai bambini lucchesi che purtroppo soffrono anomalie fisiche, ma non per questo meno belli dei propri coetanei.
Vorrei lasciare o fotografare in cima alla montagna i loro disegni e le loro foto.

Leave Your Comment

Iscriviti alla newsletter e potrai usufruire
del 10% sconto